language

Torquo se

  • Condividi

Questa collezione è stata realizzata dalla nostra studentessa:

Francesca Cinderellini (ITA)

“THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST”

Ascesa e declino di un mito

All’alba degli anni 70, in Inghilterra, il rock diventa un ballo in maschera. Sotto le sgargianti luci dei neon, impazzavano i giovani dudes: neo-fricchettoni che trasformano i barbosi raduni eco-pacifisti dei loro cugini hippie in uno sfrenato festival del kitsch. Che sia “peace and love”, insomma, ma senza più vincoli ideologici o politici di sorta. Trionfano così il disimpegno, il travestitismo e l’ambiguità sessuale, in un profluvio di lustrini e paillettes, piume e rimmel, stivali e tutine spaziali. E’ il tempo del “glam-rock” e di una nuova ubriacante Swingin’ London. “Rock’n’roll col rossetto”, lo definirà John Lenon. In questo carnevale della vanità, David Bowie centra la maschera perfetta: Ziggy Stardust. Un alieno androgino dalle movenze sgraziate, truccato come una drag queen e munito di una parrucca color carota. E’ lui “l’uomo che cadde sulla terra”, il messia che dura una stagione sola, il tempo che passa tra la sua ascesa e la sua caduta (“the rise and the fall”). E in questa parabola c’è tutta la rappresentazione dell’arte di Bowie: la messa in scena del warholiano “quarto d’ora di celebrità”, l’edonismo morboso di Dorian Gray, la parodia del divismo e dei miti effimeri della società dei consumi e, non ultimi, i presagi di un cupo futuro orwelliano. Romantico e voluttuoso, ambiguo e sfrontato “extraterrestre”, e quindi libero dai tabù sessuali che incatenano l’umanità, Ziggy polveredistelle è la quintessenza dello spirito glam. In lui convivono passato e futuro: figlio dell’aura decadente del cabaret mitteleuropeo anteguerra, è proteso nello slancio avvenirista dell’Arancia Meccanica di Kubrick (1971), le cui note iniziali apriranno lo show dello Ziggy Stardust tour. E’ la maschera che incorpora tutti gli stereotipi del rock filtrati attraverso la lente grottesca del glam. Una caricatura del divo, destinato ad essere idolatrato dal pubblico e stritolato dallo star system. La finzione scenica, però prevarica presto la realtà e Bowie si incarna nel suo alter ego fino a immolarlo sul palco, donandogli l’immortalità. Già, perché è sulla dicotomia “effimero-eterno” che si gioca l’opera “the rise and the fall di Ziggy Stardust”. Il fatto che alla fine abbia prevalso il secondo (il disco è tutt’ora considerato un classico) è la dimostrazione che nel dandy londinese marketing e arte sono un binomio vincente e inscindibile. Musicalmente, l’album è una raccolta di ballate romantiche e di rock’n’roll elettrificanti e tiratissimi al limite del punk. Musica da suonare a tutto volume, come raccomanda il retro della copertina. Nelle undici tracce viene sfoderato tutto l’armamentario glam: dalle voci sguaiate ed effeminate alle chitarre affilate, dagli arrangiamenti pomposi d’archi alle melodie struggenti. Ma intanto melodramma Bowie non si prende mai sul serio: le sue canzoni sono un sberleffo alla morale bacchettona, un saggio di trasgressione ironica e, spesso, di puro nonsense. Per aumentare il clamore, poi, confessò al britannico Melody Maker : “Sono gay e lo sono sempre stato”. Vero o falso non importa: lo scandalo è creato perché “fame what you need have to borrow” (“fama, quello che hai bisogno devi prenderlo in prestito”), come teorizzerà in “Fame” (1975). Ziggy è l’uomo delle stelle, invocato nella ballata spaziale “Starman”, una delle melodie più leggendarie di Bowie, nonché (forse) uno spunto per la trama del film di fantascienza “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di cinque anni dopo. Il celeberrimo ritornello (“there’s a starman waiting in the sky/he’d like to come and meet us/but he thinks he’d blow our mind”) è un capolavoro degno di stare al fianco dei classici dei Beatles. Perché come i quattro di Liverpool, Bowie possiede la rara dote di saper costruire da poche sillabe ciò che gli americani chiamano “hooks”, gli ami della pesca, capaci di catturare per sempre l’ascoltatore, ma l’epopea glam si dissolverà rapidamente nella polvere di stelle del suo eroe. 

“Era una creatura nata per essere idolatrata dai suoi fan - rivelerà Bowie – la utilizzai servendomi dei semplici canoni del rock’n’roll. Un prodotto di marketing, insomma, ma studiato fin dai minimi dettagli come un’opera d’arte. Per dirla con le parole di Bowie “pensavamo d’essere esploratori d’avanguardia rappresentanti di una forma embrionica di post-modernismo”. Un’arte totale, in cui la musica si sposa con il teatro, il music-hall, il mimo, il cinema, il fumetto, le arti visive, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo finale: la celebrità. “Diventerò famoso” aveva giurato lo stesso Bowie prima della pubblicazione di “Ziggy Stardust”  

La moda Glam

Look coloratissimo e psichedelico, ambiguo e stravagante, a metà strada tra l’utopia hippie e la ribellione punk, per stupire, il glam sceglie un abbigliamento appariscente ed eccessivo che predilige piume e lustrini, glamour e kitsch, insieme agli accostamenti più eccentrici: è lo stile lanciato da David Bowie – Ziggy Stardust che esploderà negli anni ’70 come fenomeno moda con l’ apertura delle prime discoteche come lo Studio 54 e lo Xenon di New York. Tutto è concesso pur di imitare modelle e rockstar. Via libera a trucco pesante, labbra translucide e fard sulle gote, acconciature vaporose, tute seconda pelle color silver con applicazione di paillettes. É il momento dei tessuti sintetici e luci come lurex, laminati e brillanti nati, degli indumenti fascianti e attillati, dalle scarpe eccentriche ispirate alla pop – art come gli zatteroni con suola alta, meglio se metallizzati. I colori? Shocking per farsi notare alle luci della disco. Gettonatissima la “jumpsuit”, tuta stretch seconda pelle con zip sul davanti e pantaloni fuseau o a zampa d’elefante aderenti sui fianchi. Gli occhiali? Grandi e quadrati o a goccia, con montatura in metallo dorato e applicazioni di strass “ sii quello che sei”: da Marc Bolan ai Roxy music, da Madonna a Elton John, fino al Rocky Horror Picture Show, il glam ha ridisegnato lo scenario dei sogni di una generazione, incidendo sul costume più di quanto si possa immaginare.       

Collezione d’esame: 2009

Tema: Ziggy Stardust

Linea: futuristico

Stagione: primavera/estate 2010

Tirella colori: turchese, petrolio, ciclamino, viola, rosso, mandarino, kaki, bianco, nero

Target: dai 25 ai 45 anni

Livello sociale: medio benestante

Punto vendita: boutique, corner presso mega stores con posizionamento alto nel mercato

Distribuzione: europa e nord america

Ciclo di vita: lungo

Numero di modelli: 18

Tavola tessuti: organza di seta, raso di seta, chiffon di seta

Tavola filati: 100% cotone, 100% viscosa lucida

Schede tecniche: disegno piatto in scala con descrizione dettagliata del modello base con trasformazione

Materiale usato: zip in metallo, micro e macro paillettes madreperlate, elastico, borchie in metallo, stecche di balena, spalline, bottoni in bachelite, semi – sfere in bachelite, anelli di metallo Tavola accessori: n°4 scarpe, n°2 borse, n°2 cinture